• Chiesa solidale della Caritas Diocesana di Tortolì e Lanusei
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NESSUNA PERIFERIA E' LONTANA

  

La settimana tra il 5 e il 12 dicembre 2015 la chiesa ogliastrina ha gioito per la nascita di due sedi Caritas a Lanusei e Tortolì. Terra fertile, l'Ogliastra, nonostante le vicende storiche l'abbiano troppo spesso sacrificata e delusa nelle sue speranze. Per molti anni l'auspicio di una presenza più significativa della chiesa diocesana nell'ambito del servizio e della testimonianza della carità si bloccava di fronte ad una crisi generativa causata dalle numerose difficoltà e dalla opzione di altre priorità pastorali. L'arrivo del vescovo Antonello Mura ha coinciso con l'apice della crisi economica-sociale scoppiata nel 2008. Non si poteva continuare ad intervenire sul terreno delle povertà e delle nuove emergenze in maniera occasionale e senza una programmazione che prevedesse una lettera attenta e disincantata del territorio. E' stato necessario così, sollecitati dalla volontà e dall'aiuto del vescovo, mettere le basi di una progettazione seria che aprisse la strada ad una azione caritativa strutturata e comunitaria. "Nessuna periferia è lontana" è il titolo che è stato scelto per indicare il progetto (approvato poi da Caritas Italiana e finanziato con l'8x!000) attorno a cui la chiesa di Lanusei ha ri-pensato la sua opera caritativa. L'apertura delle due sedi caritas, salutate dal vescovo Mura nella lettera pastorale Sul carro con Filippo come "eventi di Chiesa" e "presidi di carità", ha sancito l'inizio di un nuovo periodo della chiesa ogliastrina. In queste due sedi siamo dovuti intervenire in maniera massiccia per sistemare le strutture e metterle in sicurezza. Ma il lavoro più importante è stata la formazione dei volontari. In un anno sono diventati una forza, esattamente 150 persone disposte a donare tempo ed energie per i più poveri! Prima di inviare il progetto a Roma era necessario fermarsi e riflettere per leggere i bisogni reali e le necessità di una terra che non è passata indenne nel ciclone della crisi. Da un ascolto attento e continuo abbiamo visto come i bisogni che emergevano erano di ordine non solo materiale ma anche morale e spirituale. Ci siamo trovati davanti a nuclei familiari precari, senza grandi risorse spirituali. Questo ha portato alla necessità di rivedere come ricostruire non solo un tessuto sociale ma soprattutto quello interiore, dilaniato non poco, e propenso spesso al vittimismo e alla rassegnazione. Le dimensioni e le conseguenza della crisi ci hanno impressionato ma non bloccato. L'Ogliastra ha numeri significativi relativi alla disoccupazione in generale e a quella giovanile in particolare. Le zone interne risultano spesso abbandonate e numericamente in decrescita, quelle costiere vivono, nonostante la bellezza dei luoghi, tempi che il turismo non riesce a far decollare, anche in conseguenza del problema dei trasporti e dei collegamenti. Volevamo quindi dare uno spazio, anche fisico, dove questi bisogni e necessità emergessero in maniera chiara e definita. Nel progetto "Nessuna Periferia è lontana" abbiamo così investito sulla nascita di due "centri di ascolto" diocesani, a Tortolì e a Lanusei, e sulla formazione dei volontari. Ci siamo accorti, cammin facendo, anche con l'Equipe Diocesana (composta da nove persone) che questo servizio è fondamentale, e non solo per rispondere ai problemi materiali. Si è intervenuto infatti per ridare anche speranza e fiducia. Le povertà più grandi passano dalle difficoltà economiche ma derivano spesso da un senso di abbandono che toglie a molti la possibilità di credere nel futuro. Testimone di tutto questo, purtroppo, anche il numero elevato di suicidi. In questo anno di vita della Caritas, e grazie al progetto, abbiamo potuto così "ascoltare", con la disponibilità di una ventina di operatori volontari, centinaia di persone che ci hanno coinvolti nelle loro aspettative e richieste di aiuto.

Tra gli operatori del Centro di Ascolto anche il Vescovo. Ci siamo ormai abituati alla sua presenza del lunedi. Nella lettera pastorale consegnata alla diocesi (questo giovedì santo) racconta la sua esperienza con queste parole: "Personalmente è una bellissima occasione di incontro e di dialogo l'esperienza settimanale del lunedi, che trascorro nelle due sedi, programmando incontri o accogliendo chi arriva per trovare ascolto. Le storie e le vicissitudini della gente mi scuotono e mi provano, dandomi la misura concreta di una realtà che ogni giorno sperimentano i nostri sacerdoti, il resposanbile della caritas e i volontari, e toccando con mano una umanità sofferente e spesso troppo sola di fronte alle problematiche della vita. Mi sto accorgendo quanto sia importante per le persone sentirsi ascoltate. Perché quando avviene fanno esperienza di "esserci" per gli altri, si colgono comunitariamente e vivona la gioia che proviene dal fatto che qualcuno si è accorto di loro". Non volevamo prendere da soli questo carico e abbiamo sempre cercato di collaborare e di convolgere le parrocchie, il mondo del volontariato e le amministrazioni comunali. Nel 2016 abbiamo visitato alcune parrocchie e accolto gruppi di ragazzi del catechismo. Non sono mancate le visite al centro caritas anche da parte di alcune scolaresche. Tra le diverse richieste di aiuto non siamo rimasti inattivi di fronte alla necessità di dare un pasto caldo a quanti non riuscivano a garantirsi questo bisogno primario. Gli spazi per la Mensa Solidale sono stati così organizzati e approntati. A Tortoli la mensa è aperta dalla fine del 2015 tutti i giorni e ha fornito più di 20.000 (ventimila) pasti nel 2016. Tra i beneficiari persone anziane, ammalate, sole, disoccupate, italiane e straniere, uomi e donne. A metà aprile del 2016 siamo dovuti intervenire per dare pasti anche ad un gruppo di migranti bloccati dalla polizia al Porto di Arbatax. Volevano imbarcarsi sul traghetto diretto a Civitavecchia utilizzando documenti falsi. A insospettire carabinieri, polizia e Capitaneria è stata la segnalazione da parte di un autista di un pullman di linea proveniente da Cagliari. Ad attendere gli stranieri in porto c'erano uomini delle forze dell'ordine. I migranti, complessivamente sessanta, fra cui due donne di cui una incinta, sono stati tutti controllati. Erano in possesso di biglietti acquistati on line, ma 54 di loro hanno presentato documenti, soprattutto carte d'identità, contraffatte. Solo in sei avevano potuto lasciare la Sardegna. In quei giorni la Caritas grazie alla mensa ha fornito colazione, pranzo e cena per due giorni e si è attivata per far passare una notte in un alloggio confortevole. I volontari coinvolti nelle cucine e nelle sale sono attualmente una cinquantina, coadiuvati da tre suore indiane della congregazione del Buon Samaritano. Dietro i volti dei destinatari, diversi per lingua, colore, nazionalità e tradizioni abbiamo ascoltato le tante storie di povertà e le tante richieste di auto. Tra queste aumentavano anche quelle relative alla necessità di alimenti e di vestiario. La boutique del sorriso ha aperto i battenti nelle sedi di Tortolì e di Lanusei. Una trentina di volontarie si alternano nei diversi giorni di apertura per accogliere le persone, sistemare il vestiario, frutto di donazioni, e per scegliere taglie, colore e abbinamenti. A Tortolì è stato necessario traslocare recentamente da una sala, troppo piccola per le necessità attuali. Insieme al vestiario sono state consegnate in diverse situazioni anche, culle, passeggini, materassi, giochi per bambini. Anche per questo servizio sono state centinaia le richieste accolte ed esaudite. Per le necessità alimentari, invece, ma sempre in dialogo con le parrocchie, siamo dovuti intervenire spessissimo per consegnare pacchi viveri a numerossissime famiglie del territorio. Un obbiettivo che ci siamo prefissati e che cerchiamo di mantenere è stato però quello di non metterci mai in opposizione alle caritas parrocchiali. Abbiamo piuttosto cercato di collaborare e di supportarle nelle loro esigenze. Tra l'altro questo è proprio il nostro scopo primario. Si corre però purtroppo il rischio di venire qualche volta "delegati" come gli unici che si "devono" occupare della carità e che la "devono fare". Siamo lieti che anche questo aspetto sia stato oggetto di riflessione del vescovo Antonello nella sua lettera pastorale, soprattutto quando dice "nessuno deve pensare che la vitalità di questi servizi debba comportare la deresposanbilizzazione dei singoli credenti o delle stesse isituzioni civili". Tra questi servizi il vescovo fa riferimento anche al prezioso lavoro svolto dai volontari per il Microcredito dioceano e per il Prestito della Speranza. Sono state ascoltate molte richieste e la maggior parte di esse hanno ricevuto risposta positiva. Diverse volte il CdA ha dovuto far intervenire i centri Antiusura regionali. Tra le finalità del progetto anche quello di avviare L'Osservatorio diocesano delle povertà e delle risorse. Da diversi mesi stiamo utilizzando la piattaforma OspoWeb e stiamo iniziando a vedere le potenzialità di questo strumento. Non vorrei però dimenticare il CdA aperto presso il carcere di Lanusei. Una decina di volontari, tutti i giovedi, in coppia, si alternano per ascoltare i detenuti. E' nata anche, secondo progetto ma soprattutto secondo bisogno e richiesta, l'iniziativa di un laboratorio di falegnameria. Alla fine del corso un gruppo di detenuti ha donato al vescovo Antonello Mura un tavolino speciale, con struttura in ginepro che regge una cornice e al centro una vera scacchiera, con i riquadri bianchi e neri perfettamente incollati su un pannello in legno. Re, regina, cavallo, torri, alfieri e pedoni rigorosamente lavorati e intagliati a mano, così come creati ad arte sono gli incastri e i fissaggi. Un lavoro certosino, realizzato con meticolosità e cura, frutto di ore di impegno e applicazione. Ore che in carcere volano via in un istante. Ogni attività, ogni nuova iniziativa, dunque, è una ventata d'aria fresca, ponte tra il mondo là fuori e quella là dentro, in attesa di luce. Il corso è stato tenuto da un giovane falegname di Lanusei, che ha messo a disposizione la sua disponibilità e la sua ventennale esperienza per portare un raggio di quella luce laddove spesso è buio. «Non nego – queste le sue parole – che inizialmente ero un po' titubante, non sapevo come mi avrebbero accolto. Ma fin dal primo istante è stato tutto molto naturale e persino piacevole». Il corso è stato un successo. Una ventina circa i detenuti impegnati. E adesso che il percorso è stato concluso emerge da ogni parte tutto il bello di questa speranza: «Ho visto subito molta passione, ma soprattutto il piacere di fare qualcosa, di impiegare il tempo in un'attività diversa. La soddisfazione più grande? Sentirmi chiedere: "Quando torni?"».
Don Giorgio Piero Cabras

  • "Attenzione! Per noi tutta la persona, e maggiormente se è emarginata, malata, è la carne di Cristo. Il lavoro della Caritas è soprattutto rendersi conto di questo". (Papa Francesco)

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